Annotazioni

Mi trovo nel cesso di un posto per fighetti.

“Fai attenzione arrivo e ti stupro”. Per fortuna ha messo l’avviso, l’anonimo passante munito di enorme pennarello.
Come se non bastasse, profetizza “Attenzione, se ti siedi un cazzo gigante spunterà dalla tazza per incularti”.

Il che rivela anche l’identità del proprietario di tale cazzo, se ci penso.

Per un’imperscrutabile ragione, mi viene in mente un cantante italiano molto radicale, che ha addirittura fatto una canzone in cui afferma velatamente che Salvini è una brutta persona.

Questo non gli impedisce di informarmi che se non voglio farmi scopare in discoteca sarò inculata mio malgrado al mare (n.b. con la scusa della crema solare). E’ radicale, mica è frocio, ecché.

Comunque io al mare ci vado, e da sola, perché sono una femmina libera. Il cantante con la crema non c’è, ma per non farmi sentire sola mi ha mandato un vecchio che si tocca mentre mi guarda da lontano.

Poi dicono che una diventa isterica! Per fortuna ci sono le giornaliste del tg di sinistra. Che scrivono dei bei libri tipo “sposati e sii sottomessa” e “obbedire è meglio”.

E quelli a piazza san Giovanni a dire che la scuola minaccia i loro bambini. Si, perché gli crolla in testa, mica perché gli insegna a farsi le pugnette.

Rivelazione choc: per quello non c’era bisogno della teoria del gender, per quello basta e avanza iupòrn (all’epoca mia era Telecapri, ma comunque).

Per fortuna ci ha pensato il Signore a mandare il temporale ai bigotti. E anche il sole a Ventimiglia, a dirla tutta.

 

 

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quello che fa male

C’è una strada intitolata a Cesare Lombroso

e certi italici che non si arrendono

mandando avanti il loro fetido spettacolo

tra le sottane della mamma polizia

A pochi metri, un mare pieno di morti

 

e scatole piene di vivi, la gente intorno a me

sempre più apatica

respira fumo di sigaretta elettronica

e aria video-sorvegliata e tragica

una domanda aperta

brucia e non si rimargina

che cosa sto facendo?

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sogni d’oro

Nel bar anonimo di Monteverde

la pensionata con la slot machine

sembra che stia guidando un’astronave

poi si avvicina per parlarmi di Matisse

le vecchiette tutto intorno

consumano ore, ore e gratta e vinci

prendono strade così impervie, le speranze

le nostre sono alimentate dalla rete elettrica

che ogni tre e quattro salta

ma che importa

salgo sulla mia bici artritica

e canto una canzone triste a squarciagola

la qualità è che qui nessuno ascolta

forse però è il difetto, non ricordo.

E il filosofo sul tram parla con il suo cane

dice guarda questi sempre attaccati al telefono

sempre attaccati ai soldi

sempre attaccati a tutte queste stronzate

ti odiano tutti qui dentro, filosofo.

Tutti ti guardano e nessuno ascolta

a me vien voglia solo di augurarti

un posto caldo per dormire e sogni d’oro.

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con un po’ di speranza e tanta rabbia

Potevo portare dei fiori per te

e per gli altri compagni

su una piazza del mio paese

ma non l’ho fatto

non chiedermi perché

non farmi vergognare

tanto della distanza più incolmabile

ora siamo lontane

mi posso consolare balbettando che non muore

chi rimane nel ricordo

e il tuo sono parole

che traduco a fatica
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sperando siano semi di altri fiori

i tuoi non li potrai mai più posare

al centro della piazza che per beffa estrema

ancora chiamano tahrir, liberazione

e spero che ti legga almeno una persona in più

con un po’ di speranza e tanta rabbia.

 

 

 

 

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Per la serie: espressioni giornalistiche che non significano niente

laspiraledellaviolenza

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Per la serie: espressioni giornalistiche che non significano niente

rumors

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Dalla parte delle matite- انا شارلي

Sono stati giorni di tristezza improvvisa e indigesta. Prima la morte di Pino Daniele, che avevo iniziato ad apprezzare solo dopo essermi trasferita a Marsiglia, mentre scoprivo che, tutto sommato, Napoli mi mancava. Poi, soprattutto, l’attentato a Charlie, che avevo conosciuto a Napoli, da piccola, grazie al mio papà appassionato di fumetti. Dieci anni, e già avevo nostalgia degli anni 70.

” Il y a eu un attentat à la redaction de Charlie Hebdo…” Nat, voce trafelata, mi telefona dallo studio di Radio Galère per condividere con me una cascata di sentimenti scomodi. Sono ospite del mio amico Bruno, lontane origini italiane, come si addice a un vero marsigliese: scrittore, giornalista, libertario. Quando mi avvicino per chiedergli se anche lui ha appreso la notizia, mi mostra lo schermo del suo computer con un cenno della testa: da un lato, la notizia dell’attentato, dall’altro, un intervista a Michel Hollebecq, che proprio oggi, 7 gennaio, ha pubblicato il suo libro “sottomissione” in cui immagina una presa del potere da parte di musulmani cattivi in una Francia indifferente e inerme.

Marie-Zado, la figlioletta di Bruno, dieci anni e madre guineana, chiede: -Papà, ma se anche tu scrivi un articolo sugli islamisti su CQFD [il giornale di Bruno] quelli ti uccidono?-.

Il mio aereo per Roma parte poche ore dopo, troppo poche per poter partecipare alla manifestazione di solidarietà con la rivista, a cui parteciperanno diverse migliaia di persone. Sulla strada di casa penso alla rivista Charlie, che, a differenza del nostro Linus, di cui è l’omologo francese, era riuscito a sopravvivere, pur perdendo, negli anni, la freschezza e il peso politico assunti negli anni 70. D’altra parte, i disegnatori di Charlie non erano più giovani. I  disegnatori francesi più giovani, per quanto bravi, si sono molto spesso rifugiarsi nel ghetto dorato del romanzo grafico, preferendo pubblicare bei libri di carta pregiata a venti euro l’uno piuttosto che vignette satiriche sui giornali indipendenti del paese, carta scadente, vendite in continuo calo e pochi euro per copia.

Arrivismo? Autocensura? Paura di non essere all’altezza della storica rivista “stupida  e cattiva? Perché siamo diventati più moderati dei nostri genitori? Perché non abbiamo più il coraggio di essere e dirci femministe, marxisti, pacifisti, o qualsiasi altra cosa?

L’indomani, su internet, è una pioggia di elogi funebri da quattro soldi, da parte di chi probabilmente neanche conosceva di nome Charb e compagni. Qualche sfrenato marxista radicale prova a superare se stesso ricordando che la rivista è un nemico politico perché fa parte della stampa borghese, senza ricordare le sante parole del buon Karl, che, ne sono sicura, avrebbe parlato oggi di “oppio dei popoli” più che di islamofobia. Non condivido tutto quello che ho letto sull’Hebdo. Sono profondamente convinta che l’islamofobia e il razzismo in Francia siano il primo problema. Tra matite e kalshnikov, però, sono sempre stata dalla parte delle matite.

Sulla copertina di tutti i quotidiani nazionali, almeno in Italia, la stessa foto: il terrorista che punta al poliziotto. Una scelta che la dice lunga sulla libertà di stampa nel nostro paese, al di là dei proclami contro l’oscurantismo.

Ieri sono passata al consolato francese, per assistere alla squallida passerella politica di una serie di personaggi di cui non farò il nome, ma di cui posso dire che, in altri tempi, non sembravano così affezionati alla libertà di satira. Più tardi un amico francese mi chiama per dirmi che suo padre, mai votato più a destra del Front de Gauche, si è messo a perorare la pena di morte.

Ho cercato di pensare a Wolinski, Cabu e agli altri disegnatori che hanno reso mitica la stampa alternativa degli anni 70, in Italia come in Francia. Mi sono detta che questo ci manca. Un po’ di sana ironia,  bête et mechante (stupida e cattiva) come solo loro sapevano essere, ma come noi dovremmo provare ad essere, per sopravvivere all’isteria collettiva che ci circonda. Ho voluto ricordare così la redazione di Charlie. Sfottendo la Santanché,  e aprendo una rubrica di vignette nel mio blog, due venerdì al mese, e si spera anche di più. E se qualcuno vuole disegnare con me (e magari insegnarmi qualcosa), che ben vengano le proposte.

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[special tnx to cyop]

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Come a Marsiglia i ratti quando viene sera

Ad ogni complimento che mi sfiora per la strada

Ad ogni volta che perdete un portafogli

Ad ogni donna che nasconde i suoi capelli

cogliete l’occasione per uscire allo scoperto

come a Marsiglia i ratti quando viene sera

e dire: “neri!” oppure: “arabi!” o “stranieri!”

 

Ad ogni passo che muovo

nel grigio enorme dei quartieri dormitorio

una domanda sembra scritta su ogni muro

 

dove sono i compagni

 

 

 

 

 

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Tentativi di approccio amoroso e rivoluzionario

Non capirò mai le cose che mi stanno sulla testa.

Come funzionano i fili dei treni, dove va l’anima quando siamo su facebook, cosa ci chiede l’Europa, e perché ce lo chiede, se non ci siamo mai iscritti al suo esame.

Se è meglio un meno peggio oggi o la rivoluzione domani.

Se sono vere, forse non importa, le leggende elettorali.

Non ho la stoffa, davvero, dolcezza

del cravattaro sovranazionale

né dell’incravattato da televisione

o del livoroso arringatore digitale.

Sono un guerriero analogico, dolcezza

So perdermi anche senza navigatore

e inventare i nomi ed i segreti delle strade.

Conosco un paio di posti che ti voglio far vedere

da cui si vede tutto l’universo, e anche un po’ di mare

 

per loro non saremo niente mai, dolcezza

E, fossi in te non mi ci sforzerei.

Dobbiamo essere, dolcezza, essere per noi.

 

 

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Dicembre

Dicembre, andiamo, è tempo di migrare

Inverno porta al pascolo i turisti

la strada è un altro ostacolo da superare

 

abbiamo gli occhi i nasi i gesti gelidi

penso la vita amara del fazzoletto

fatta di lacrime e moccio soltanto

chi sa perché l’hanno chiamato Tempo.

Noi siamo un poco altrove ci stupiamo

Qui non cresce più niente

né una tenue protesta massmediatica

né un fiorellino brutto di discarica.

mi fai delle domande che tu sai e io no

ti do delle risposte che non ho

sembra la scuola dell’obbligo

quando avevamo i grembiulini uguali

e non mi tremavano mai le mani

ci hanno spiegato come si abortisce

senza spiegarci mai come si nasce

come si cresce

 

ci hanno spiegato come si ubbidisce

senza mai dirci come si capisce

mi guardo dentro una vetrina mentre piove forte
non so proprio di cosa ci stupiamo.
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  • Delirio Manifesto

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    la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve (Mario Ruoppolo)

    Poesia, altro vizio solitario (Camillo Sbarbaro) liberetutti

    Nuestros cantares no pueden ser sin pecado un adorno.
    Estamos tocando el fondo. (Gabriel Celaya)

    adesso// mi è onore indifferente// generare rime prodigiose// ciò che mi importa è solo// far dannare alla grande i borghesi. (Vladimir Majakovskij)
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    Fondamentalmente non mi interessa molto la poesia che parla solo di frutta e belle scenografie. Mi interessa la poesia che affronta questioni più ampie, questioni di vita e di morte, ecco, e il problema di come comportarsi a questo mondo, di come andare avanti a dispetto di tutto quello che ci accade. Perché il tempo è poco, e l'acqua si sta alzando. (Raymond Carver)

  • Si soffre di ghurba come si soffre di asma, non c’è cura, e i poeti soffrono ancora di più. La poesia in se stessa è già ghurba. (Murid Al-Barghuthi)