Affresco

Transatlantico:

Con rabbia

prendo atto

che anche la mia faccia più seria

è giovane

femmina

ridicola

la Verità, v maiuscola

un ibrido di opposte propagande

nella migliore ipotesi

Atac:

trattengo il fiato e lo riprendo in autobus

respiro meglio tra le verità minuscole

guardo le telecamere con gli occhi lucidi

brandelli di discorsi, schermi neri

coprono tutti i cieli

 

Lo chiameranno Pregiudizio Universale

 

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Lievi alla terra (per un amico e altri umani)

Solo i bambini guardano gli arcobaleni
che l’idrante dona
alla canicola, sopra l”aiuola
Solo i pochi bambini di questa città di fretta
che non perde il suo tempo nemmeno per il futuro
e noi
Vorrei chiamarti e dirti andiamo al cinema stasera
Oppure ovunque troveremo posti liberi

in ultima fila

dalla parte sbagliata della storia
Forse sarà in fondo alla via del parlamento
a canticchiare addio Lugano bella a squarciagola
O forse nelle retrovie del movimento
a ridere da matti perché siamo vecchi
perché la morte poverina se ne parla così male
ma in fondo ha fatto tante cose buone

ma noi
viviamo finché capita, che poi
con il dovuto irrispetto
per il regno dei cieli ed il dominio della scienza
vedrai
che ce ne andremo in un posto segreto

solo a certi bambini sarà dato di saperlo

non me ne vogliano Einstein e Bergoglio

Sarà nascosto tra le goccioline dell’idrante
Sarà un divano letto su una stella

ora facciamoci una passeggiata sulla spiaggia

pazienza per i demoni che abbiamo alle calcagna

Soltanto questo oggi possiamo dirci, Tenerezza

d’essere lievi alla terra

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Alieni

Con le unghie conficcate nella carne del mondo

lasciano cicatrici

che viste dalla terra sono muri

ché loro, tanto, vivono fuori.

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preghiera del parco

“Questo sarebbe un marciapiede!”

una cravatta con il nulla dentro

sbotta con l’aria di chi non ha tempo

io sarò pure in bicicletta- gli rispondo

tu sei una macchina però, ti rendi conto?

Forse tutte le strade porteranno a Roma

se sei un politico, un turista, un camerata

ma se ti vuoi inventare la giornata
di certo Roma non porta a nessuna strada

la vita è gratis solo in qualche parco

per i bambini e le vecchiette quando è giorno

e per i ladri e le puttane nottetempo

io ci vado al crepuscolo

perché sto in mezzo

sul prato vanno anche tre suore e un uomo

una di loro ha una borsetta rosa in mano

una ragazza corre con la faccia dura

intorno al braccio ha una fascetta nera

con uno smartphone che pare una flebo

mi stendo a terra, ascolto il mio respiro

Cerco il dio degli anarchici nel cielo

e pure se non c’è, comunque prego

“proteggi ovunque quelli a cui ho detto ti amo

aiutami a sapere sempre io chi sono

ricordami che il mondo non è di nessuno”

 

 

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un pensiero in cuor mi sta

Diceva Lenin, quando le condizioni per la rivoluzione non si verificano, bisogna studiare.

O forse lo diceva Gramsci.

In ogni caso, lo dicevano i nostri genitori, prima di votare PD.

Me, almeno, mi hanno fregata così.

Il cambiamento bisogna conoscerlo, prima di crederci. Bisogna capirlo, non ci si può fidare a pelle.

E abbiamo deciso di studiare, di raccontare, di ricercare i movimenti.

Sperando ardentemente di trovare il nostro.

Abbiamo scritto articoli, tanti. Con qualche laurea in cornice, quattro spiccioli in tasca. Ci hanno letto mamma, papà, gli amici stretti.

Con gli occhi nei mirini, le mani sulle telecamere, i pugni chiusi, le dita sul registratore, sulla tastiera, le dita ad accarezzare la faccia evanescente della rivoluzione con la r minuscola.

Stavamo lottando e forse non ce ne accorgevamo nemmeno.

Ci dicevamo compagni, con un po’ d’imbarazzo.  Ce ne siamo stati da parte, ma sempre dalla parte degli sfruttati. Compagni di chi? Compagni da soli.

Senza un partito, forse non ne sentivamo la mancanza. Senza un giornale di riferimento, nostro malgrado. Senza patria, fieramente.

Per questo eri come noi, almeno, questo mi sento nel cuore, anche se eri migliore.

Ora però mi sembra ch’è cambiato tutto, e non riesco a non pensarti.

Per te, domaniforgiulio dovremo essere più forti.

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Della serie: espressioni giornalistiche che non significano niente (parte 3)

violenzné scale né escalation,
solo storie terribili e uomini infami.

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La conquista del pane a Roma Ovest

Sorseggio un macinato fresco di supermercato

Kropotkin, che ho in mano, mi guarda accigliato

ogni mattina vado in bici alla macchina

e dalla macchina in bici ritorno

però mi sto piegando

mi fa più male la schiena ogni giorno

non conto i denti ai francobolli

ma i caratteri e gli spazi

e i miei anni, forse pochi

per lasciarmeli scappare.

Mi stanca dire

domani si pensa

a quando far esplodere

queste contraddizioni.

A quando, far esplodere

queste contraddizioni?

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ar-diti!

In alto i pollici!

Facciamo un brindisi:

ancora cento di questi mipiace.

Intanto, fuori, la strada tace.

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La grande festa

-Non sono mai riuscita a dirvi che…-

Mi fermo, brindo, tremo:

-Forse non vi ho mai detto quanto vi amo.

Piango un cocktail di lacrime mentre sorrido

tristezza, gioia, e per un terzo sono alticcia

ma non all’altezza, no,

non sono stata mai abbastanza

per voi che siete tutto

quando mi raccontate i vostri guai senza

mai smettere di ridere,

quando facciamo le ore piccole a scrivere regole

per un mondo altro e non troppo possibile

ma necessario, urgente, inevitabile.

Muoio dalla paura di non esser dei vostri

e che tutto finisca e niente si trasformi

smentendo la chimica elementare e i sogni.

So, credo, vorrei credere

che come a volte, all’improvviso, viene a piovere

arriverà il coraggio di alzare la testa.

Scomparirà il veleno che ci respiriamo:

in alto, un cielo strepitoso di tempesta.

Vi penso e guardo il mare calmo e lurido.

Amore e forza a chi si sente in bilico.

 
p.s.

Auguri di cuore a tutti i miei compagni. Nel senso doppio, partenopeo del termine.

Tanto coraggio, o almeno tanta pioggia.

p.p.s.

“Buona fine e buon principio

appicciamo il municipio

buon principio e buona fine

aboliamo ogni confine”

anonimo napoletano

 

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dolcissimo splash

Sento il peso del mondo divorarmi dentro

all’improvviso non so più che cosa c’entro

sbagliato il potere, il dovere, il denaro

sbagliato, addizionarmi a tutto questo

così è la vita degli adulti? penso

Sbaglio l’amore, sbaglio a usare le parole

a vivere come se fossi un’equazione

da una somma di errori ho eliminato te

per ritrovarmi i conti, ma non vale

L’alta velocità va sabotata, cerco

l’accelerazione spontanea,

la caduta libera, il dolcissimo splash

e gli occhi pieni di sale e di cielo.

Sostengo la creatura che pazzea a pallone

e che sia giusto errare

ovvero andare dove porta la ragione

meglio nota a qualcuno come cuore.

chiamateci erranti, non chiamateli migranti

pazzi, furiosi, innamorati come Orlando

ma senza l’odio per il moro e l’invasore.

 

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  • Delirio Manifesto

    ______________________________________________________________________________________________________ la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve (Mario Ruoppolo) Poesia, altro vizio solitario (Camillo Sbarbaro) liberetutti Nuestros cantares no pueden ser sin pecado un adorno. Estamos tocando el fondo. (Gabriel Celaya) adesso// mi è onore indifferente// generare rime prodigiose// ciò che mi importa è solo// far dannare alla grande i borghesi. (Vladimir Majakovskij) IMG_2408