Manifesto degli adulti di oggi

Sappiamo che il sistema in cui viviamo è un unico, grande delitto contro la vita.

Ce l’hanno detto fin da piccoli. Ma attenti: guai a chi cerca un’uscita.

Noi, quelle che lavorano otto, nove, dieci ore al giorno, e nel tempo libero piangono.

Quelli che la sera si fanno due, tre bicchieri, una canna per non pensarci.

Quelle che ogni giorno producono tonnellate di dati per una grande azienda americana.

Quelli che in cambio, se gli va bene, ricevono qualche dose di like e cuoricini che le aiuti a dimenticare.

Siamo quelli che il lavoro gli ha tolto la salute, poi per motivi di salute, hanno dovuto lasciare il lavoro.

Siamo quelle che il lavoro l’hanno perso, e un attimo dopo si sono sorprese a tirare un sospiro di sollievo.

Siamo quelli che magari si faticherà a pagare le bollette del gas, l’affitto, il wi-fi, ma la fame non sappiamo davvero cos’è. Però l’aspettiamo al varco.

Siamo quelle che non si accontentano della gabbia sempre meno dorata che qualcuno ci ha lasciato in eredità.

Sappiamo che non potrà proteggerci da tutti i fuochi che stanno divorando il mondo.

Siamo quelli che il venerdì manifestano per il futuro, ma che tutti i giorni lottano, soli, per il diritto al presente.

Siamo quelle che hanno costretto a rinunciare a una giovinezza felice, per il mito di una vecchiaia serena.

Siamo choosy, neet, bamboccioni, schizzinose, figli di papà, sbruffoncelle, iggiovanidoggi.

Abbiamo superato i diciott’anni da un pezzo, e siamo adulti.

Senza permesso, decidiamo noi.

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Cose da fare prima di piangere, accendersi una sigaretta o andare sui social

Cose da fare prima di piangere, accendersi una sigaretta o andare sui social.

Cantare una canzone

provare a suonarla

o a ballarla

scrivere una poesia

una pagina di diario

dire alla persona che sta alla mia sinistra: ti voglio bene

chiedere a quella alla mia destra: come stai?

farmi una doccia calda

disegnare quello che vedo

o che vorrei vedere

leggere un libro (vedi sotto: un libro di piacere)

imparare dei versi di Brecht a memoria

dieci parole di una lingua straniera

prendere la bicicletta

guardare il cielo (non nello stesso tempo!)

uscire in strada

scattare una fotografia

……….

pagare l’inpgi!

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(Non) sei novembre 2019, o l’autunno caldo degli altri

Cercavo l’ebbrezza della prima intervista

la botta di endorfine che dava la carta

non m’importava l’ordine dei giornalisti

la mia deontologia il disordine dei sogni

 

ma gli anni passano, la realtà pure

 

la gente intorno a me iniziava a scomparire

qualcuno diventava bidimensionale

 

Se oggi guardo me dentro lo specchio

vedo una massa pallida di scarabocchi

forse la brutta copia

di quel che ho consegnato ai professori

 

Vorrei fregarmene e cantare ma sembra vietato

a chi non sia  cantante di mestiere

vorrei leggere un libro di piacere

e godere

godere

e contare

contare qualcosa

ma sono analfabeta di ritorno

di ritorno dal lavoro

e continuo la vita di fabbrica

febbrile e placida

attaccata alla macchina

di notte sogno la rivincita dei fatti

sul mondo immaginario degli adulti

 

 

 

 

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Ti vedo, sai

ognuno sta solo

sul cuor della metro

trafitto da un rettangolo di luce

 

con gli occhi incatenati al palmo della mano

 

a ordinare patate e cheese burger

e una scopata su tinder

a dare battaglia su Twitter

 

C’è uno che alza pollici per Adolf Hitler

ti vedo sai

 

e non vola una mosca qui dentro

anche se non parli ti sento

sai

che semini odio a microfono spento

 

e dagli auricolari intanto succhiano canzoni

le orecchie della gente tutto intorno

 

per abbassare il volume del mondo

anche i messaggi audio sono buoni

 

ti vedo, sai

seduto zitto mentre affoghi nei tuoi guai

e dai la colpa a chi affoga nel mare

vorrei dirti qualcosa

ma non trovo le parole

 

oguno sta solo

sul cuor della metro

a guardare gli umori

colare su un vetro

 

vorrei dire qualcosa

ma non trovo le parole

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Mancare stanca

Sui muri sporchi della cameretta
rimane appeso ancora qualche indizio

ma per il resto non ce n’è più traccia.

Sotto macerie

di giorni seriali

scomparsa.

 

Andavo via sul treno giusto

quello che non ripassa

l’ultima volta che mi sono vista.

 

Poi viene dicembre ed è il mese più caldo

e in qualche libreria, in un paio locali

in uno-due-massimo tre posti speciali

ho trovato ancora

con un po’ di fortuna

qualche copia

rara

sbiadita

di me

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Ballata di uno che non mi assomiglia per niente

il dominio dell’uomo sull’altro uomo

e anche su donne animali e altre creature

autrici di bibliografia minore

Maledico

e chi propaga come una necessità fatale

lavoro, casa ed uno stronzo da votare

Maledico

Me stesso

vivo oscurato da una nube tossica

anche nel nome porto un compromesso

Cerco un posto dove fermarmi a metà strada

tra le speranze di una madre ansiosa

e un’utopia concreta ad occidente del Rojava

Non ha famiglia il mio girovagare

le porte dei padroni stanno chiuse

sbarrate, quelle dei maestri d’anarchia.

i miei ideali incidentati sul lavoro

ancora esalano il penultimo respiro:

l’Italia a chi la abita

le strade a chi le vive

la storia a chi la abbatte

i muri a chi li scrive.

La geografia

un giorno

mi darà ragione.

 

 

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E venne il turismo di massa

E venne il turismo di massa
a trasformare il tufo in plastica
a cancellare la mia storia da ogni muro
scandendo il mantra stanco del decoro
Non so perchè, vecchia città di pietra
ti sei venduta per due soldi all’uomo bianco
Dov’è finita la mia Spaccanapoli
I tuoi negozi di strumenti musicali
le librerie, le edicole i vinili
ma soprattutto me
cosa mi vuoi far diventare
Una nostalgica che non vuole cambiare
NIENTE
non voglio compromessi col presente
mi chiedo a chi conviene
la rabbia che mi cola giù dai pori
il sangue amaro che mi scorre nelle vene
questo fastidio di chi spera di tornare a come prima
Aiuto
disperdo energia come un tubo dell’Eni
sento una voce in testa che sembra salvini
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No

No.

100 annegati

68, 300, 1000, -60%

la solita strage di numeri

i soliti saldi

il solito rogo di zingari

il solito aumento del pil

tra gli spari di cifre in tv

alcune mi hanno fatto piangere

ma quali, non ricordo più

Ho detto:

che passi pure la guerra in Africa

ma non i sacchetti di mater B?

Forse non era proprio così

Ho detto:

passino pure i militari alla stazione

e le carezze ai loro mitra scarichi

ma i pranzi per i poveri a Natale, quelli no.

Squillo continuamente e perdo il filo.

Forse era questo, ma non lo so.

La siccità fa evaporare lacrime,

i dubbi inaridiscono

Svaniscono poesie

 

Siccità.

Beviamo per forza

Attacchi informatici

tangenziali est

andamenti di borsa

aumenti dell’iva

muri del Messico

 

E poi la vita qualche volta bussa dentro

cocciuta come erbaccia che squarcia l’asfalto

e fa sbocciare una sillaba luminosa

(Che dice al buio nero mondo non ci rassegniamo)

 

 

Chloé Critharas Devienne/clique.tv

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Affresco

Transatlantico:

Con rabbia

prendo atto

che anche la mia faccia più seria

è giovane

femmina

ridicola

la Verità, v maiuscola

un ibrido di opposte propagande

nella migliore ipotesi

Atac:

trattengo il fiato e lo riprendo in autobus

respiro meglio tra le verità minuscole

guardo le telecamere con gli occhi lucidi

brandelli di discorsi, schermi neri

coprono tutti i cieli

 

Lo chiameranno Pregiudizio Universale

 

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Lievi alla terra (per un amico e altri umani)

Solo i bambini guardano gli arcobaleni
che l’idrante dona
alla canicola, sopra l”aiuola
Solo i pochi bambini di questa città di fretta
che non perde il suo tempo nemmeno per il futuro
e noi
Vorrei chiamarti e dirti andiamo al cinema stasera
Oppure ovunque troveremo posti liberi

in ultima fila

dalla parte sbagliata della storia
Forse sarà in fondo alla via del parlamento
a canticchiare addio Lugano bella a squarciagola
O forse nelle retrovie del movimento
a ridere da matti perché siamo vecchi
perché la morte poverina se ne parla così male
ma in fondo ha fatto tante cose buone

ma noi
viviamo finché capita, che poi
con il dovuto irrispetto
per il regno dei cieli ed il dominio della scienza
vedrai
che ce ne andremo in un posto segreto

solo a certi bambini sarà dato di saperlo

non me ne vogliano Einstein e Bergoglio

Sarà nascosto tra le goccioline dell’idrante
Sarà un divano letto su una stella

ora facciamoci una passeggiata sulla spiaggia

pazienza per i demoni che abbiamo alle calcagna

Soltanto questo oggi possiamo dirci, Tenerezza

d’essere lievi alla terra

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  • Delirio Manifesto

    ______________________________________________________________________________________________________ la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve (Mario Ruoppolo) Poesia, altro vizio solitario (Camillo Sbarbaro) liberetutti Nuestros cantares no pueden ser sin pecado un adorno. Estamos tocando el fondo. (Gabriel Celaya) adesso// mi è onore indifferente// generare rime prodigiose// ciò che mi importa è solo// far dannare alla grande i borghesi. (Vladimir Majakovskij) IMG_2408 Fondamentalmente non mi interessa molto la poesia che parla solo di frutta e belle scenografie. Mi interessa la poesia che affronta questioni più ampie, questioni di vita e di morte, ecco, e il problema di come comportarsi a questo mondo, di come andare avanti a dispetto di tutto quello che ci accade. Perché il tempo è poco, e l'acqua si sta alzando. (Raymond Carver)