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Cose che appartengono all’alba
Quest’aria rara, quasi si respira
per strada parlano soltanto i muri
e lungo i vicoli un solo rumore
quello delle mie suole, che m’insegue
e altre cose così,
che appartengono all’alba:
adesso ogni ora ha sapore d’aurora
e noi, solo il diritto alla paura
Eppure
le vedevamo allungarsi
le mani del deserto
su di noi.
I silenzi di fuori,
e i moti di dentro
ad ogni nostro sì poco convinto.
“è la Natura che si vendica sull’Uomo”
almeno così dicono che sia
ma io non sono Uomo quanto loro:
ferivo solo la natura mia.
Chi sa quante persone lo potranno dire,
mentre combattono per respirare,
da sole, tra la folla, in ospedale.
Passerà: sola consolazione
di chi non ha dio, e non vuole.
E vorrei dirti che sarà speciale
il giorno nuovo, che verrà poi.
Invece posso dirti solo, amore,
che di quel giorno decidiamo noi.
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Cose da fare prima di piangere, accendersi una sigaretta o andare sui social
Cose da fare prima di piangere, accendersi una sigaretta o andare sui social.
Cantare una canzone
provare a suonarla
o a ballarla
scrivere una poesia
una pagina di diario
dire alla persona che sta alla mia sinistra: ti voglio bene
chiedere a quella alla mia destra: come stai?
farmi una doccia calda
disegnare quello che vedo
o che vorrei vedere
leggere un libro (vedi sotto: un libro di piacere)
imparare dei versi di Brecht a memoria
dieci parole di una lingua straniera
prendere la bicicletta
guardare il cielo (non nello stesso tempo!)
uscire in strada
scattare una fotografia
……….
pagarsi i contributiii
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(Non) sei novembre 2019, o l’autunno caldo degli altri
Cercavo l’ebbrezza della prima intervista
la botta di endorfine che dava la carta
non m’importava l’ordine dei giornalisti
la mia deontologia il disordine dei sogni
ma gli anni passano, la realtà pure
la gente intorno a me iniziava a scomparire
qualcuno diventava bidimensionale
Se oggi guardo me dentro lo specchio
vedo una massa pallida di scarabocchi
forse la brutta copia
di quel che ho consegnato ai professori
Vorrei fregarmene e cantare ma sembra vietato
a chi non sia cantante di mestiere
vorrei leggere un libro di piacere
e godere
godere
e contare
contare qualcosa
ma sono analfabeta di ritorno
di ritorno dal lavoro
e continuo la vita di fabbrica
febbrile e placida
attaccata alla macchina
di notte sogno la rivincita dei fatti
sul mondo immaginario degli adulti
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Mancare stanca
Sui muri sporchi della cameretta
rimane appeso ancora qualche indizio
ma per il resto non ce n’è più traccia.
Sotto macerie
di giorni seriali
scomparsa.
Andavo via sul treno giusto
quello che non ripassa
l’ultima volta che mi sono vista.
Poi viene dicembre ed è il mese più caldo
e in qualche libreria, in un paio locali
in uno-due-massimo tre posti speciali
là
ho trovato ancora
con un po’ di fortuna
qualche copia
rara
sbiadita
di me
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Ballata di uno che non mi assomiglia per niente
il dominio dell’uomo sull’altro uomo
e anche su donne animali e altre creature
autrici di bibliografia minore
Maledico
e chi propaga come una necessità fatale
lavoro, casa ed uno stronzo da votare
Maledico
Me stesso
vivo oscurato da una nube tossica
anche nel nome porto un compromesso
Cerco un posto dove fermarmi a metà strada
tra le speranze di una madre ansiosa
e un’utopia concreta ad occidente del Rojava
Non ha famiglia il mio girovagare
le porte dei padroni stanno chiuse
sbarrate, quelle dei maestri d’anarchia.
i miei ideali incidentati sul lavoro
ancora esalano il penultimo respiro:
l’Italia a chi la abita
le strade a chi le vive
la storia a chi la abbatte
i muri a chi li scrive.
un giorno
mi darà ragione.
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E venne il turismo di massa
E venne il turismo di massa
a trasformare il tufo in plastica
a cancellare la mia storia da ogni muro
scandendo il mantra stanco del decoro
Non so perchè, vecchia città di pietra
ti sei venduta per due soldi all’uomo bianco
Dov’è finita la mia Spaccanapoli
I tuoi negozi di strumenti musicali
le librerie, le edicole i vinili
ma soprattutto me
cosa mi vuoi far diventare
Una nostalgica che non vuole cambiare
NIENTE
non voglio compromessi col presente
mi chiedo a chi conviene
la rabbia che mi cola giù dai pori
il sangue amaro che mi scorre nelle vene
questo fastidio di chi spera di tornare a come prima
disperdo energia come un tubo dell’Eni
sento una voce in testa che sembra salvini
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No
No.
100 annegati
68, 300, 1000, -60%
la solita strage di numeri
i soliti saldi
il solito rogo di zingari
il solito aumento del pil
tra gli spari di cifre in tv
alcune mi hanno fatto piangere
ma quali, non ricordo più
Ho detto:
che passi pure la guerra in Africa
ma non i sacchetti di mater B?
Forse non era proprio così
Ho detto:
passino pure i militari alla stazione
e le carezze ai loro mitra scarichi
ma i pranzi per i poveri a Natale, quelli no.
Squillo continuamente e perdo il filo.
Forse era questo, ma non lo so.
La siccità fa evaporare lacrime,
i dubbi inaridiscono
Svaniscono poesie
Siccità.
Beviamo per forza
Attacchi informatici
tangenziali est
andamenti di borsa
aumenti dell’iva
muri del Messico
E poi la vita qualche volta bussa dentro
cocciuta come erbaccia che squarcia l’asfalto
e fa sbocciare una sillaba luminosa
(Che dice al buio nero mondo non ci rassegniamo)
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Affresco
Transatlantico:
Con rabbia
prendo atto
che anche la mia faccia più seria
è giovane
femmina
ridicola
la Verità, v maiuscola
un ibrido di opposte propagande
nella migliore ipotesi
Atac:
trattengo il fiato e lo riprendo in autobus
respiro meglio tra le verità minuscole
guardo le telecamere con gli occhi lucidi
brandelli di discorsi, schermi neri
coprono tutti i cieli
Lo chiameranno Pregiudizio Universale
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Lievi alla terra (per un amico e altri umani)
Solo i bambini guardano gli arcobaleni
che l’idrante dona
alla canicola, sopra l”aiuola
Solo i pochi bambini di questa città di fretta
che non perde il suo tempo nemmeno per il futuro
e noi
Vorrei chiamarti e dirti andiamo al cinema stasera
Oppure ovunque troveremo posti liberi
in ultima fila
dalla parte sbagliata della storia
Forse sarà in fondo alla via del parlamento
a canticchiare addio Lugano bella a squarciagola
O forse nelle retrovie del movimento
a ridere da matti perché siamo vecchi
perché la morte poverina se ne parla così male
ma in fondo ha fatto tante cose buone
ma noi
viviamo finché capita, che poi
con il dovuto irrispetto
per il regno dei cieli ed il dominio della scienza
vedrai
che ce ne andremo in un posto segreto
solo a certi bambini sarà dato di saperlo
non me ne vogliano Einstein e Bergoglio
Sarà nascosto tra le goccioline dell’idrante
Sarà un divano letto su una stella
ora facciamoci una passeggiata sulla spiaggia
pazienza per i demoni che abbiamo alle calcagna
Soltanto questo oggi possiamo dirci, Tenerezza
d’essere lievi alla terra
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