dicevi
voglio crescere un giardino
ed hai piantato te soltanto
su un muro bianco
non è nato niente
Dicevo
raccogliendo storie
voglio seminare vento
sto coltivando un ego
rampicante
dicevi
voglio crescere un giardino
ed hai piantato te soltanto
su un muro bianco
non è nato niente
Dicevo
raccogliendo storie
voglio seminare vento
sto coltivando un ego
rampicante
Ti ricordi di noi
Io piccolina, sullo sfondo
e poi tu grande in primo piano
e poi il contrario
e poi
l’umore alto
le luci basse
chi legge adesso?
le tue agendine spesse
i miei fogli in disordine
le nostre carte
quasi in regola
per crederci immortali
Perché voi non vedete due occhi grandi di ragazzo?
Forse non siete stati mai con un inferno dentro
non siete stati mai con tanta gente contro
non siete stati mai detti animali con disprezzo
Davvero non vedete due occhi tristi di ragazzo?
Interrail nelle terre arancioni. Tra Napoli Est e l’Universo.
https://www.flickr.com/photos/192570886@N05/albums/72157718500303875
Forse non ero pronta per vedere
cosa può fare, a un uomo
la linfa velenosa del potere
sulle mie spalle mani enormi
e su di me gli occhi deformi
e vuoti, trasfigurati
da quella stolida pretesa idiota
sulla mia pelle timida e indignata
e l’ignoranza abbietta dell’abbiente.
Ma ho visto. E fieramente odio.
Signori, il tempo della vita è breve.
Ma quand’anche la vita,
cavalcando la sfera del quadrante,
giungesse al suo traguardo dopo un’ora,
anche quel breve corso
sarebbe esageratamente lungo,
se trascorso in un’esistenza vile.
Se viviamo, è per marciare sulla testa dei Re.
William Shakespeare, Enrico IV.
D.A.M. Lanús, 30 ottobre 1960 – Tigre, 25 novembre 2020
rossi sono i miei occhi
e azzurri e pallidi
come l’alba feroce
di modi imperativi
che a mergellina dice
muoviti, presto, vivi
#1
Ho il mento forte
il naso importante
devo pur iniziare
da qualche parte
#2
Nel chiuso della metro l’uomo che mi sta di fianco
vomita contro un nero tutto il suo rumore bianco
danno trent’euro al giorno solo a loro
sparargli addosso è una questione di decoro
ti vedo sai, non sei invisibile e li sento sai
i rantoli di te che affoghi nei tuoi guai
e dai la colpa a chi affoga nel mare
per spegnerti cerco l’interruttore generale
Ognuno sta solo sul cuor della metro
ognuno con gli occhi incollati su un vetro
Ognuno prosciugato dalla sua corsa affannosa
cerca di abbeverarsi ad una fonte luminosa
Trafitto da un rettangolo di luce nella sera
ognuno sgrana i post come se fossero preghiera
ognuno cerca gli altri nel palmo della sua mano
e intanto si fa schiavo sulla pelle di uno schiavo
badanti in nero camerieri baby sitter
stagiste fattorini operatori di call center
ognuno odia qualcuno per distrarsi dalla fame
zingari lavavetri tossici puttane
Scavo nella mia testa ma non trovo le parole
Per scrivere la strofa ci può salvare
Guardarsi in faccia, invece che nel cellulare
L’unico verso che mi fa sperare